Tristezza post parto

Per nove mesi immaginiamo come sarà bella la nuova vita insieme al nostro bambino, pensiamo che saremo travolte da una felicità assoluta ma non sempre è così.

Non vediamo l’ora di averli tra le nostre braccia, di accarezzarli, coccolarli. Siamo consapevoli che la nostra vita cambierà, ma non sappiamo effettivamente come e soprattutto quanto.

Con la nascita dei miei figli le emozioni sono state completamente differenti. Gaia è nata con parto naturale in anticipo di 4 giorni, appena l’ho vista ho provato felicità assoluta e amore folle, non riuscivo a staccare il mio sguardo da lei.

Tornate a casa dall’ospedale l’emozioni non sono cambiate nonostante la stanchezza causata dalle notti insonne dato che Gaia aveva pensato bene di invertire il giorno con la notte. Ovviamente ha stravolto la mia vita ma ha portato solo grande gioia.

Per Mattia è stato tutto completamente differente. E’ nato un mese prima con parto cesareo d’urgenza, l’ho visto velocemente e mi è stato portato via immediatamente perché faceva fatica a respirare, ho passato tutta la notte sveglia, preoccupata e in ansia aspettando di poterlo finalmente vedere.

Per nove mesi ho immaginato di vederlo, avevo paura di non provare quello che avevo provato con Gaia, non riuscivo a capacitarmi di come avrei potuto amare così tanto un altro bambino, pensavo di non riuscirci.

Quando l’ho visto, quei pochi istanti, non potevo avvicinarmi, non potevo toccarlo e non sono riuscita a provare effettivamente le emozioni che avevo vissuto con Gaia. Non so se fosse perché spaventata da tutto il contesto o per il mancato contatto, non avevo provato nulla e questa sensazione mi stava distruggendo, per tutta notte non pensavo ad altro. ” Come sta?”, “Ho bisogno di vederlo”, “E se non riuscirò ad amarlo come dovrei?” per tutta notte ho pensato a questo e ovviamente a cosa avrebbe detto Gaia nel vederlo.

Il mattino ho raccolto le poche forze che mi erano rimaste per riuscire ad alzami dal letto ed andare da lui, purtroppo le infermiere mi impedivano di muovermi e lui non potevano portarmelo perché era nell’incubatrice, ho pregato tutta mattina che qualcuno mi portasse una carrozzina per poterlo raggiungere ma invano. Rassegnata e disperata attendo non so cosa nel mio letto, entra un’infermiera e scoppio in un pianto, forse liberatorio, e la prego di portarmi da lui anche solo per un secondo. Avevo bisogno di vederlo! Finalmente andiamo.

Eccolo li, così piccolo e fragile, da solo senza la sua mamma.

Tenerezza e tristezza sono le uniche emozioni che sono riuscita a provare, immaginavo come potesse sentirsi lì, non sentiva più la mia voce, il battito del mio cuore, non era più cullato dai miei movimenti, si è ritrovato in un secondo fuori dal mio corpo e nemmeno per scelta sua, tutti questi pensieri mi stavano distruggendo e il non poterlo toccare non aiutava. Tornata nel mio letto guardavo le altre mamme con un po’ di invidia (affettuosa) nel vederle abbracciate ai propri bambini.

Soffrivo come non mai perché non potevo immaginarlo da solo, avevo paura perché ancora non ero riuscita a provare quell’amore assoluto che avevo provato con Gaia dopo un secondo che l’avevo tra le mie braccia, pensavo a tutte le mamme nella mia stessa situazione o anche peggio e soffrivo anche per loro… Questi, i giorni che dovevano essere i più belli in assoluto, si sono trasformati in giorni da dimenticare.

Finalmente, dopo 4 giorni riesco a prenderlo in braccio, provo un senso di protezione e affetto ma ancora non è quell’amore che mi aspetto.

Dopo una settimana torniamo a casa, sono stanca, stravolta, ormai non dormo più da troppo tempo, il taglio cesareo fa male, lui si attacca costantemente al seno, anche ogni 10 minuti, di notte, di giorno.

Passa circa una settimana e vengo nuovamente ricoverata per problemi al taglio cesareo, siamo io e lui, la stanchezza aumenta sempre di più, le ore senza dormire aumentano, continuo a domandarmi quando passerà tutto. Torniamo a casa dopo una settimana e questa volta definitivamente per fortuna. Le emozioni non migliorano, anzi, inizio a provare un senso di fastidio. Non dorme, piange sempre, Gaia chiede costantemente la mia attenzione, volevo scappare via.

Piangevo ogni giorno e i sensi di colpa erano strazianti, parlavo con chiunque, sembrava che nessuno potesse capire realmente quello che mi stava succedendo. Parlare non mi faceva star meglio ma mi aiutava a tirar fuori le emozioni.

I giorni passavano, l’affetto verso Mattia è iniziato pian piano a crescere, i famosi primi 40 giorni sono trascorsi… Una mattina mi sono svegliata, l’ho guardato dormire (pochi istanti perché ovviamente si è svegliato un secondo dopo) ma in quel preciso momento è arrivato l’amore che aspettavo con tanta ansia… L’amore folle è arrivato anche per lui. Li amo con la stessa identica intensità, come solo una mamma può capire.

 

IN CONCLUSIONE:

L’amore per i figli è immediato o può arrivare con il tempo, non siamo meno mamme se arriva in ritardo… arriverà! Bisogna solo avere la forza e la pazienza di attendere. Ad oggi mi rendo conto che quell’amore che aspettavo c’è sempre stato dal primo istante, era solo annebbiato dalla stanchezza e dalla paura di tutta la situazione appena vissuta. Parlare, parlare, parlare. No ai sensi di colpa e se pensate di non farcela fatevi aiutare da uno specialista e senza che ve ne accorgiate vi renderete conto che avete fatto la scelta migliore della vostra vita. Un figlio!!

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